7 novembre 2010

La Serbia nell’UE: implicazioni geopolitiche

Lo scorso 25 ottobre i ministri degli Esteri dell’Unione europea hanno scongelato la richiesta serba tesa ad integrare Belgrado nel sistema comunitario. La domanda di adesione era stata presentata dal governo Tadic lo scorso anno, quale primo passo di avvicinamento verso il percorso di piena integrazione. Sono dunque partite, a tutti gli effetti, le trattative diplomatiche fra la Commissione, i 27 membri e Belgrado. Due le questioni fondamentali sul tavolo: la prima, palese e dichiarata dall’Unione, è l’incondizionato appoggio serbo al Tribunale internazionale dell’Aja per la cattura e condanna dei generali nazionalisti Radko Mladic e Goran Hadzic. La seconda, posta sottobanco per via del veto spagnolo e greco, è il riconoscimento dell’indipendenza kosovara. Due questioni di enorme peso per un paese già umiliato e dilaniato come la Serbia.

22 ottobre 2010

Khaled Mesh'al traccia la nuova direzione politica di HAMAS (terza parte)

Che contributo ha dato Hamas al jihad e alla lotta? Che cosa distingue il suo modello di resistenza?

Occorre innanzitutto sottolineare che Hamas in quanto movimento di resistenza contro l'occupazione sionista è parte naturale e autentica dell'esperienza della lotta palestinese, una sua estensione e uno dei suoi cicli, cominciato un centinaio di anni fa con la prima ribellione e il primo martire, con tutte le sue icone, i leader e i loro grandi sforzi – nonostante alcune avverse circostanze del loro periodo. Si tratta fra gli altri di persone quali 'Izzeddine al-Qassam, Haj Amin al-Husseini, Farhan as-Sa'adi, Abd al-Qader al-Husseini, fino alla contemporanea rivolta palestinese sollevata da tutte le sue fazioni, forze, leadership e personalità militanti. La marcia della lotta palestinese continua ancora oggi, grazie a Dio, e continuerà finché gli obiettivi del ritorno dei profughi e della liberazione dall'occupazione sionista non verranno realizzati.

“VIVA PALESTINA” E’ A GAZA

"E’ bello essere qui con il popolo palestinese dopo i tanti ostacoli posti dagli egiziani al nostro arrivo", ha detto l’attivista Paolo Papapietro. La delegazione italiana è guidata da Alfredo Tradardi. Alla popolazione sotto embargo andranno aiuti per 5 milioni di dollari.

Gaza, 22 ottobre 2010, Nena News – Per fortuna non ci sono stati ulteriori impedimenti egiziani e il convoglio «VivaPalestina 5», giunto mercoledi’ notte al porto di El Arish (Sinai settentrionale) a bordo di un cargo greco, ieri pomeriggio ha finalmente fatto il suo ingresso nella Striscia di Gaza.

I 370 attivisti di «Viva Palestina» sono stato accolti con gioia e grandi onori dalla popolazione di Gaza che nel loro arrivo legge l’interesse che la societa’ civile internazionale continua ad avere per la condizione della Striscia stretta nella morsa del blocco israeliano (ed egiziano), in opposizione alla linea attuata da tanti governi di sostegno incondizionato alle politiche di Tel Aviv. «E’ esaltante essere qui a Gaza, tra i palestinesi, dopo aver penato tanto per persuadere gli egiziani a lasciarci arrivare a el Arish», ha commentato al suo ingresso a Gaza Paolo Papapietro, dell’Associazione Loe di Matera. «Gli egiziani hanno creati ostacoli di ogni genere costringendoci a rimanere per oltre due settimane a Latakiya (Siria) ma alla fine siamo riusciti a raggiungere i palestinesi di Gaza sotto assedio», ha aggiunto l’attivista italiano.

Fotovoltaico energia del futuro Ma dove metteremo i pannelli “esausti”?

Smaltimento "eco" dei materiali: "Bisogna responsabilizzare i produttori, ne va della credibilità della green economy". Sarebbe vantaggioso, a livello economico oltre che ambientale, recuperare i materiali dei moduli, inclusi quelli tossici. In Europa qualcosa si muove


Il fotovoltaico è in forte ascesa tra i metodi per produrre energia da fonti rinnovabili. Ma che cosa succede quando i pannelli solari completano il loro ciclo di utilizzo? Una volta “vecchi”, finiranno in discarica? Emblema della tecnologia pulita, potrebbero presto diventare “troppi” se non si saprà come smaltirli. Nati per dare respiro ecologico alla produzione energetica, i pannelli rischiano di aggiungersi alle tonnellate di rifiuti di un’industria, quella elettronica, votata a un livello di innovazione sempre più veloce. “E’ il momento di pensare a una soluzione”, avverte Sheila Davis dalla Silicon Valley: “Bisogna agire alla fonte responsabilizzando i produttori, in modo che prevedano fin dall’inizio la sorte finale di ciascun pannello, a cominciare dalla chimica dei suoi componenti. Ne va credibilità della green economy”.

21 ottobre 2010

FarmVille e la privacy perduta

Le applicazioni di Facebook servono per acquisire i dati personali degli utenti da parte di aziende terze. PeaceReporter ha intervistato l'avvocato Daniele Minotti, esperto di reati informatici.

Un'inchiesta del Wall Street Journal ha rivelato che molte fra le più popolari applicazioni di Facebooksarebbero state usate per inviare informazioni riservate degli utenti a decine di società terze che, a loro volta, le utilizzerebbero per scopi commerciali. In pratica, chiunque passi il tempo a giocare a FarmVille, circa 59 milioni di utenti nel mondo, sarebbe soggetto a una possibile cessione non consentita dei propri dati. Al centro dell'inchiesta ci sono altre aplicazioni famose come Texas Hold'em Poker, 36 milioni di utenti, e Mafia Wars, 21 milioni di utenti. Il giro delle generalità coinvolgerebbe non solo coloro che giocano in prima persona ma anche i loro amici, in un circuito da mezzo miliardo di persone e oltre 550mila applicazioni. "Non tutte prodotte da Facebook" sottolineano i portavoce del social-network che promettono di aumentare i controlli. Ma la creatura nata dalla mente di Mark Zuckerberg, che solo quest'anno ha fatturato 1.1 miliardi di dollari, si dimostra sempre più come una scheggia impazzita nel panorama del world wide web. Il governo di Washington ha già promesso controlli stretti per evitare il pericolo terrorismo e oggi, chi si diverte nella fattoria virtuale, può vedersi rubare i dati. Cosa accade al sito delle facce? PeaceReporter lo ha chiesto a Daniele Minotti, avvocato penalista specializzato in reati informatici e nuove tecnologie.

VENTI DI GUERRA?

Il grande successo riscosso dal presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad in occasione della sua recente visita in Libano ha senza ombra di dubbio elevato il livello di tensione internazionale. "La visita deve preoccupare l'Europa", ha immediatamente tuonato l'ormai arcinoto ambasciatore israeliano in Italia Gideon Meir, aggiungendo che si tratterebbe del "Primo passo dell’islamizzazione del Libano e quindi dell’iranizzazione dell’intero Medio Oriente. E' un segnale dall’allarme per l’Europa. I missili che l’Iran sviluppa sono sufficienti per colpire Israele, ma anche per colpire Roma o l’Europa”.

C'è poco da stupirsi, abituato come è a fare i conti in tasca agli altri paesi, senza che questi ultimi si azzardino a proferir parola di protesta, Israele non ha fatto altro che replicare agli "alleati" (sic!) le proprie consolidatissime idiosincrasie. A valutare attentamente la situazione si scopre, tuttavia, che l'Europa ha tutto l'interesse a lasciare che l'Iran assurga a bastione, a paese egemonico nell'intera area mediorientale. Oltre al fatto che Germania ed Italia sono pur sempre i suoi maggiori partners commerciali, il motivo reale per cui l'Iran ha assunto un ruolo cruciale nei destini dell'Europa risiede nella decisione del presidente Mahmoud Ahmadinejad di indicizzare il prezzo del petrolio secondo i parametri dell'Euro anziché del dollaro.

Khaled Mesh'al traccia la nuova direzione politica di HAMAS (seconda parte)

Hamas e la resistenza, Hamas e i cristiani, Hamas e le donne
(la prima parte di questa intervista al quotidiano Al-Sabeel è stata pubblicata il 2 ottobre)


Hamas, allineamenti ed assi

In anni recenti, lo scenario arabo ha visto il crearsi di una serie di assi e allineamenti. Hamas è stato classificato da alcuni lungo l'asse del “rifiuto”. Come vede lei il fatto che questa situazione domini la scena politica araba? In che posizione si vede lei personalmente al riguardo? E ritiene che questa situazione sia a favore degli interessi della nazione?

Risponderò a questa domanda da tre angolazioni.
Prima angolazione: esiste un genere di raggruppamento riprovevole, ed uno degno di lode. Il primo è, ad esempio, un'assemblea convocata su basi razziali o seguendo idee nazionaliste ristrette per opporsi ad altri popoli. Questo genere di schieramenti invoca fattori di categorizzazione e di allineamento interno a livello del Paese o della nazione.

Ma se le persone si riuniscono per fare del bene, per sostenere il popolo palestinese, resistere il nemico sionista, sfidare la normalizzazione, resistere ai tentativi dei nemici d'infiltrarsi all'interno della nazione, affrontare l'egemonia americana e l'occupazione dell'Iraq e dell'Afghanistan e impedire che la nazione venga derubata delle sue ricchezze, tutto questo rappresenta la base per creare un raggruppamento degno di lode, che non può essere paragonato al primo.

VENEZUELA E IRÁN REVISAN SITUACIÓN GEOPOLÍTICA Y FORTALECIMIENTO DEL MUNDO PLURIPOLAR

A su llegada a la ciudad de Teherán, capital de la República Islámica de Irán, el jefe de Estado venezolano, Hugo Chávez Frías, anuncia que sostendrá una reunión con su homólogo iraní Mahmud Ahmadineyad, para revisar un conjunto de nuevos acuerdos y conversar sobre la situación geopolítica a fin de fortalecer el mundo pluripolar.


Durante una breve entrevista ofrecida a los medios de comunicación en tierra persa, el dignatario nacional reflexiona sobre las recientes pretensiones que el imperialismo genera en la región islámica y sobre las sanciones aplicadas al pueblo de Irán, razón por la cual ratifica la solidaridad plena de la Revolución Bolivariana con los iraníes. 

Coloni israeliani appiccano il fuoco ad una scuola palestinese

Nablus - InfoPal. Questa mattina all'alba, un gruppo di coloni israeliani ha appiccato il fuoco alla scuola di Sawiyaah, istituto superiore femminile situato a sud di Nablus.
Dopo aver rotto le serrature, i coloni israeliani si sono introdotti nell'edificio, hanno incendiato finestre e forniture degli interni, attrezzature sportive.
Dietro si sono lasciati scritte razziste firmandosi "movimento ebraico estremista".
Moschee, scuole e terreni agricoli vengono distrutti deliberatamente dai coloni di Israele nell'area di Nablus, a nord della Cisgiordania occupata.
Ogni giorno avanzano territorialmente mentre crescono in brutalità le espressioni dei loro attacchi contro la popolazione palestinese.

Strategie israeliane di accerchiamento della Turchia

Il ministro degli Esteri greco, Dimitris Droutsas, ha in questi giorni visitato Gerusalemme, dove ha incontrato il primo ministro israeliano Netanyahu, il ministro degli Esteri Lieberman, il ministro della Difesa Barak e perfino il capo dell’opposizione Tzipi Livni.
È un altro segnale del riavvicinamento tra Grecia e Israele, a conferma del precedente (agosto) incontro fra Netanyahu e il primo ministro ellenico Papandreou: nell’occasione per la prima volta un capo di governo israeliano giungeva in visita ufficiale ad Atene. Nelle scorse settimane, d’altra parte, esercitazioni aeree congiunte dei due Paesi si tenevano nel Peloponneso e al largo di Creta.
E proprio nei giorni scorsi Papandreou si è adoperato per favorire un riavvicinamento tra Turchia e Israele, premendo per un incontro diretto tra Erdoğan e Netanyahu in occasione della conferenza sui cambiamenti climatici che si terrà venerdì 22 ottobre ad Atene; il primo ministro turco non si è fatto incantare, preannunciando che rinuncerà a partecipare alla conferenza se sarà presente Netanyahu: “Un primo ministro che si dice fiero dell’attacco militare alla flottiglia degli aiuti umanitari è un primo ministro con il quale non intendo discutere”.

16 ottobre 2010

Il cornetto acustico degli spioni israeliani

Antenne ad Urim
In nome della lotta al terrorismo, diversi paesi hanno dispiegato dei sistemi di controllo, al di fuori di ogni regola giudiziaria. La rete Echelon, il più famoso fra questi, vede partecipi in particolare gli Stati uniti e il Regno unito. Meno nota, la base israeliana di Urim è una delle più grandi stazioni di spionaggio esistenti.
A una trentina di chilometri dalla prigione di Beer-Sheva - dove i passeggeri della «flottiglia per Gaza» furono per breve tempo detenuti dopo il sanguionoso assalto del 31 maggio scorso - , in direzione della striscia di Gaza, si trova la postazione di spionaggio più importante di Israele. Questa base, mai scoperta fino a ora, è costituita da un sistema di antenne satellitari che intercettano in segreto chiamate telefoniche, e-mail e ogni altro genere di comunicazione proveniente dal Medioriente, dall'Europa, dall'Africa e dall'Asia.
La potenza di Israele nella regione è spesso associata alle sue forze armate, al suo arsenale nucleare e ai suoi servizi segreti (Mossad).

Da dove arrivano i soldi dei taleban?

Mentre gli afghani si preparano a eleggere il parlamento, il sito Wikileaks ha reso pubblici nuovi documenti a conferma dell'impasse occidentale in Afghanistan. Malgrado ciò, il Congresso americano ha stanziato altri 59 miliardi di dollari per finanziare la guerra. Fondi che in parte rischiano di finire nelle tasche dei taleban.


Hajji Mohammad Shah non ha avuto fortuna. L'anno scorso, aveva iniziato la costruzione di una strada nei dintorni di Kunduz, nel nord dell'Afghanistan: venticinque chilometri che dovevano permettere ai contadini del distretto di Chahar Dara di andare a vendere i loro prodotti al mercato del capoluogo. Costo del progetto: 63.600 euro, forniti dalla Banca asiatica per lo sviluppo. Non appena cominciati i lavori, un talebano si è presentato al consiglio degli anziani del distretto, i promotori dell'operazione, chiedendo il pagamento di un contributo. Questi hanno versato 13.900 euro per evitare che la strada venisse distrutta ancor prima di essere finita. Poi si è presentato un secondo emissario: hanno pagato di nuovo. Al terzo postulante, hanno spiegato di non avere più soldi. Risultato: un giorno di marzo del 2010, mentre Shah ritornava dalla pausa pranzo in città, ha trovato gli operai presi in ostaggio da uomini armati, e dieci dei suoi mezzi bruciati. Le perdite ammontano a 176.000 euro. Può sempre tentare di ricorrere alla sua assicurazione...

15 ottobre 2010

COME ERAVAMO

"In verità Allah non modifica il destino di un popolo finché esso non muta nel suo intimo"
Corano, sura XIII - Ar'rad (Il Tuono)
Durante il discorso di Ahmadinejad all’ONU ho provato una terribile invidia per gli iraniani. E non perché siano iraniani o perché la loro società e la loro cultura mi sembrino preferibili alla mia. Conosco troppo poco il loro paese per poter dire se si viva meglio qui o da loro. Di una cosa, però, adesso sono sicuro: loro sono un paese. E questo è molto di più di quanto si possa dire di qualsiasi entità politico-territoriale esistente in Europa. L’Iran è uno stato nazionale che può esercitare ed esercita, nel bene e nel male, tutte le prerogative della propria sovranità. Possiede una cultura autoctona, di cui va fiero. Talmente fiero che non ha neppure bisogno di spiegarla al resto del mondo. Nel corso della perdurante campagna di criminalizzazione della Repubblica Islamica, l’occidente ha raccontato sugli usi e i costumi dell’Iran tali e tante frottole che non basterebbe un saggio per elencarle tutte. Solo sul caso Sakineh sono state dette tante assurdità da riempire un capitolo di una quarantina di pagine. Si è parlato di lapidazioni, che in Iran non esistono più dal 2002, senza dire che il periodo d’oro delle lapidazioni in Iran è stato quello dello Scià,

Israele, caduta libera

Per avere la cittadinanza sarà adesso necessario giurare lealtà a Israele "in quanto stato ebraico e democratico"



''E poi, cosa mai significa stato ebraico?'', si domanda perplesso Gideon Levy"Uno stato che appartiene agli ebrei della diaspora più che ai suoi cittadini arabi? Saranno loro a decidere il nostro destino, insieme agli ultraortodossi contrari all'esistenza di Israele, e questa sarà ancora chiamata una democrazia? Cosa è ebraico? Lo shabbat? La cucina kosher? L'influenza ogni giorno più forte delle autorità religiose? Non conosco tre ebrei che concordino su cosa sia uno stato ebraico. Eppure la Knesset è in procinto di discutere una ventina di altri disegni di legge simili a questo: un giuramento di lealtà per i deputati, limitazioni alle attività delle organizzazioni non governative, la trasformazione in reato della commemorazione della nakbah, il divieto di promuovere un boicottaggio. L'istituto della revoca della cittadinanza. Fino a quando di Israele non sarà rimasto che uno stato ebraico in un senso che nessuno realmente comprende, ma certo non uno stato democratico. Democrazia non significa governo della maggioranza. Significa tutela delle minoranze".
Un'iniziativa controversa. La modifica alla legislazione sulla cittadinanzaapprovata in consiglio dei ministri, e adesso inviata alla Knesset per la sua definitiva adozione, impone agli immigrati di giurare lealtà non più semplicemente allo stato di Israele, ma allo stato di Israele "in quanto stato ebraico e democratico". Scalpellata dal ministro della Giustizia Ya'akov Ne'eman, la nuova formula è il tributo pagato alla destra di Avigdor Lieberman"Niente lealtà, niente cittadinanza", è stato il pilastro della sua campagna elettorale. Ma l'emendamento, che nella proposta originaria includeva anche l'aggettivo "sionista", ha infiammato critiche trasversali. BenjaminNetanyhau per primo avrebbe preferito un riferimento esplicito a Israele "in quanto stato del popolo ebraico che garantisce piena eguaglianza a tutti i cittadini": non per arginare la contestazione della minoranza araba, oggi il diciotto per cento della popolazione, che ha bollato l'emendamento come "razzista e fascista: nessuno stato al mondo pretende dai propri cittadini l'adesione a un'ideologia", ha dichiarato Azmi Bishara - ma piuttosto per arginare la contestazione della stessa destra.

14 ottobre 2010

In Sicilia i super-droni spia: diventerà il centro per il controllo del Medio Oriente

I primi droni Global Hawk sono atterrati pochi giorni fa nella base americana di Sigonella dando inizio ad un dispiegamento destinato a fare della Sicilia una postazione avanzata per la sorveglianza elettronica di un’area geografica molto vasta, da Gibilterra all’Afghanistan, coprendo l’intero continente africano fino all’Oceano Indiano.

Se l’accordo fra Italia e Stati Uniti sui super-droni risale a circa due anni fa, a dare l’annuncio dell’arrivo dei droni a Sigonella è stato William Fraser, responsabile dell’Air Combat Command del Pentagono, spiegando che i tempi coincidono con un analogo dispiegamento nell’isola di Guam, territorio americano nell’Oceano Pacifico, e il primario intento è adoperarli per «sostenere le operazioni delle truppe in Iraq e Afghanistan».

Come è rinverdito il Sahel

ESPERIENZE INEDITE DI AGROFORESTERIA

In Niger, circa la metà della popolazione rischia la carestia; in Ciad, il limite di guardia è superato. Impennata dei prezzi, siccità, riduzione dell'aiuto internazionale spiegano in parte l'attuale disastro. Eppure, nuove tecniche agricole hanno trasformato alcuni spazi semidesertici in terre più produttive. Esperienze limitate, ma da seguire con attenzione. 

In Burkina Faso, nell'Africa occidentale. Il sole tramonta al termine di un'altra giornata di caldo opprimente. Ma qui, nell'azienda di Yacuba Sawadogo, l'aria è nettamente più fresca. Accetta in spalla, questo agricoltore dalla barba grigia si aggira per i suoi boschi e campi con la disinvoltura di un uomo molto più giovane. Sawadogo, che non sa leggere né scrivere, è però un pioniere in materia di agroforesteria, un metodo fondato sull'integrazione degli alberi nel sistema di produzione agricola. Questa tecnica, che negli ultimi anni ha trasformato il Sahel occidentale, costituisce uno degli esempi più promettenti del modo in cui popolazioni povere possono far fronte al cambiamento climatico.

Cavie umane in Guatemala

Commissioni specializzate, un'equipe di esperti che valutino la richiesta danni e tanta indignazione. Questa la reazione del paese all'ammissione shock degli Usa sugli esperimenti scientifici fatti su 696 guatemaltechi fra il 1946 e il 1948

Commissioni specializzate, un'equipe di esperti che valutino la richiesta danni e eventuali risarcimenti ai familiari delle vittime e tanta indignazione. Questa è la reazione del Guatemala all'ammissione shock rilasciata dal governo degli Stati Uniti sugli esperimenti scientifici eseguiti da un'equipe medica a stelle e strisce su 696 guatemaltechi fra il 1946 e il 1948. Il tutto ingannando i destinatariignari di essere diventati lecavie umane prescelte per comprovare la validità della penicillina nelle malattie a trasmissione sessuale.

Macchine da guerra: Blackwater, Monsanto e Bill Gates

Un reportage di Jeremy Scahill edito en The Nation (Blackwater’s Black Ops,15/9/2010, ha rivelato che l’esercito mercenario più grande del mondo, Blackwater, ora chiamato Xe Services, ha venduto servizi clandestini di spionaggio alla transnazionale Monsanto. Blackwater ha cambiato nome in 2009, dopo essere diventata famosa nel mondo per le denunce sui suoi abusi in Iraq, compresi massacri di civili. Continua ad essere il maggiore appaltatore privato del Dipartimento di Stato di Stati Uniti in servizi di sicurezza, cioè per praticare il terrorismo di Stato dando al governo la possibilità di negarlo.

Molti militari ed ex ufficiali della CIA lavorano per Blackwater o alcuna delle imprese vincolate che ha creato per deviare l’attenzione della sua brutta fama e avere più guadagni vendendo i suoi nefasti servizi ad altri governi, banche ed imprese transnazionali. Secondo Scahill gli affari con le transnazionali –come Monsanto, Chevron, e giganti finanziari come Barclays y Deutsche Bank– si canalizzano attraverso due imprese che sono proprietà di Erik Prince, padrone di Blackwater: Totale Intelligence Solutions y Terrorism Research Center. Queste condividono ufficiali e dirigenti di Blackwater.

Mineros, mapuches

Foglio esibito dai minatori, ma censurato
I trentatré e i trentacinque. Storie in parallelo, per la buona sorte del presidente e del governo cileno

Le immagini della liberazione dei minatori cileni dalle viscere della terra stanno scandendo il ritmo di questa giornata che si misurerà in trentatreesimi, fino all'ultimo lavoratore che uscirà dalla capsula con gli speciali occhiali da sole che stiamo imparando a conoscere.

Ahmadinejad in Libano: versione integrale di discorso allo stadio al Raya di Dhahiya

Come promesso in precedenza ecco la versione integrale del discorso pronunciato mercoledi 13 Ottobre dal presidente iraniano Ahmadinejad dinanza a decine di migliaia di persone allo stadio Al-Raya della zona di Dhahiya di Beirut. Il discorso che ha mandato in delirio la folla e che ha indotto i presenti a numerosi interminabili applausi, soprattutto per via di alcune frasi pronunciate in uno scorrevole arabo dal presidente iraniano.

“Il Libano è la culla del monoteismo e della libertà, la scuola del sacrificio e della resistenza dinanzi ai prepotenti del mondo ed il simbolo della Jihad e della gloria. Il Libano è la bandiera issata della dignità e dell’indipendenza e la pietra preziosa dell’anello della regione, è la bellezza del pensiero, la purezza dello spirito ed il cuore d’oro del popolo di questo paese è accanto alla bellezza naturale di questa nazione, un miscuglio senza eguali ed un grande dono divino.
Visitare il “Libano dignitoso” ed incontrare i responsabili ed il popolo di questo paese è per me come un dolce sogno che si avvera. Io sono venuto qui partendo dalla terra dell’Imam Khomeini, per portarvi i migliori saluti del popolo iraniano e testimoniare l’affetto di questo popolo e del suo sommo leader nei vostri confronti. La pace di Dio sia sul popolo del Libano e tutti i grandi uomini di questo e tutte le etnie e la pace di Dio sì su tutti gli intellettuali, gli scienziati, gli artisti e soprattutto i giovani di questa naziona, i difensori della dignità e dell’indipendenza del paese.