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2 agosto 2010

Il massacro americano di Falluja ha avuto conseguenza peggiori anche di Hiroshima

Uno studio americano rivela come dopo i bombardamenti le percentuali di tumori sono aumentati esponenzialmente, segno che furono usate armi chimiche


Il nome, basta quello. Hiroshima, prima città a subire un bombardamento nucleare, è nella memoria del mondo sinonimo dell’orrore della guerra. E basta citarne il nome per evocare uno strazio che lascia senza parole. Per questo quel nome viene fatto sempre con cautela. Per questo fa ancora più impressione leggere che c’è una battaglia, avvenuta 59 anni dopo il lancio dell’atomica sulla città giapponese, le cui conseguenze sono “peggiori di quelle di Hiroshima”. Peggiori di quelle di un disastro nucleare.

28 luglio 2010

Faluya: Anatomia di un genocidio

[Estratto]
David Rothscum
DavidRothscum.blogspot.com

Oggi, 6 luglio 2010, è stato pubblicato lo studio di Chris Busby, Malak Hamdan ed Entesar Ariabi sulla situazione sanitaria di Faluya. Lo studio è disponibile gratis all’indirizzo internet: http://www.mdpi.com/1660-4601/7/7/2828/. Forse non li conoscete ma i loro nomi potrebbero entrare nei libri di storia, perché quelle persone hanno raccolto le prove scientifiche del genocidio [*] che sta patendo la popolazione di quella città in conseguenza dell’invasione imperialista dell’Iraq.

12 luglio 2010

Duello sotto il Sole (24 ore) al fosforo bianco, ricordando Falluja.

1 - LETTERA DI NICOLA BORZI INVIATI AI COLLEGHI DEL SOLE 24 ORE

Rocca,
(cari colleghi che ci leggerete in copia),
Ti scrivo da collega a collega e non come rappresentante del Comitato di Redazione.
Ti scrivo per dirti che credevo di averle viste tutte, in quasi vent'anni di professione, ma mi sbagliavo.

Disturbo il tuo lavoro di "inviato multimediale" del nostro giornale con una email che ti giungerà totalmente inaspettata, visto che in questo primo mese di lavoro al "Sole 24 Ore" non abbiamo avuto modo di conoscerci personalmente. Devo dirtelo, per onestà: non ci tengo a conoscerti personalmente[***]. Ti leggo da molti anni ormai, prima sul "Foglio", poi sul tuo blog "Camillo", oggi sul mio stesso giornale e quel che leggo mi basta - e avanza, purtroppo -.