18 giugno 2010

Isteria filo-israeliana al XV° Municipio di Roma

Qui di seguito pubblichiamo la mozione proposta da alcuni consiglieri al XV Municipio di Roma. Un testo semplice e ampiamente condivisibile da chiunque abbia un minimo di buonsenso. Ma il documento ha scatenato le ire della lobby filoisraeliana particolarmente forte nel municipio e di tutta la politica capitolina (ovviamente in dimensione bipartizan).
Ecco il documento:

 Il Consiglio del Municipio 15 di Roma:
- testimonia solidarietà nei confronti del popolo palestinese e chiede che le Istituzioni comunali, provinciali, regionali e nazionali assumano tutte le iniziative possibili per promuovere il processo di pace in Medio Oriente per la cessazione del blocco di Gaza;
- condanna l’ingiustificato e illegale arrembaggio che viola la convenzione internazionale sui diritti del mare;
- condanna l’atto di pirateria dell’esercito di Israele in acque internazionali su navi battenti bandiera turca.
Chiede altresì al Governo italiano di farsi promotore nelle assise internazionali, di una vibrata protesta e condanna nei confronti del governo Israeliano, arrivando fino al boicottaggio dei prodotti di quel paese e al nostro ritiro delle sedi diplomatiche.
Alfredo Toppi (Sinistra Arcobaleno) Alessio Conti (Lista Civica Rutelli) Gaetano Cellammare (Partito Democratico)





Ed ecco le reazioni:
Leggendo il testo del documento e il contenuto delle reazioni si evidenzia a occhio l'isteria e la manipolazione delle parole da parte della lobby filo-israeliana. In nessuna parte del documento infatti di parla di "boicottaggio dei negozi di commercianti ebrei" nè di "boicottaggio di prodotti alimentari israeliani" ma di boicottaggio dei prodotti e di ritiro dalle sedi diplomatiche. Questa manipolazione è una tattica consolidata negli anni che fino a ieri ha funzionato, ma che comincia a non funzionare più di fronte ai massacri compiuti da Israele prima a Gaza tra dicembre 2008 e gennaio 2009 epoi contro la FreedomFlotilla a maggio di quest'anno. La società civile, davanti all'inerzia e alla complicità verso i crimini di guerra israeliani da parte dei governi e delle istituzioni - come quelle italiane - adotta ormai da sola e in tutto il mondo le sanzioni verso Israele attraverso il boicottaggio, il disinvestimento, le sanzioni (BDS).

Il direttore Graziani sul Kirghizistan, a “La Voce della Russia”

La Voce della Russia”, emittente statale russa che trasmette nel mondo in varie lingue, ha intervistato Tiberio Graziani, direttore di “Eurasia”, a proposito degli ultimi avvenimenti in Kirghizistan.
La registrazione dell’intervista trasmessa da “La Voce della Russia” può essere ascoltata cliccando qui.
Qui di seguito la trascrizione.
Da Mosca La Voce della Russia!
“Oggi nel mondo” continua con una nota di approfondimento sulla Kirghisia di Aleksandr Prokhorov che ha intervistato in proposito il dottor 
Tiberio Graziani, direttore della rivista di geopolitica “Eurasia”. Ma prima di dare a lui la parola sara’ opportuno un aggiornamento basato su fonti russe, americane ed europee.
Secondo l’agenzia on line Lenta.ru il vice capo del governo provvisorio della Kirghisia avrebbe minacciato di chiudere la base americana di Manas se le autorita’ britanniche non consegneranno il figlio dell’ex presidente Bakiev, che nonostante un mandato internazionale di cattura, si sarebbe rifugiato in Gran Bretagna.

Ben oltre Pomigliano

La crisi, il ricatto di Marchionne e il capitalismo reale
Il gioco si fa duro, e non riguarda soltanto lo stabilimento di Pomigliano.
La Fiat traccia la linea del futuro industriale italiano, un futuro che potrà esservi solo a patto di accettare la terzomondizzazione della condizione operaia, il pieno dispiegarsi del dispotismo aziendalista, la completa accettazione delle compatibilità imposte dalla globalizzazione.
E' toccato ad un sindacalista d'accatto come Angeletti, un personaggio quasi irreale nella sua nullità, spiegare il senso dell'accordo già firmato da Cisl, Uil, Fismic e Ugl: «L'accordo su Pomigliano è (uno) spartiacque nel sistema delle relazioni sindacali». «L'era dell'antagonismo è finita. Questo accordo dimostra che, in Italia e in Europa, può ancora vivere un forte apparato industriale: senza un sistema di relazioni sindacali antagoniste la globalizzazione potrà non esser più sinonimo di deindustrializzazione». (AGI, 14 giugno)

17 giugno 2010

Il Comune di Montiano (FC) dichiara guerra ad Israele

Prendo in prestito il titolo dell'articolo di Rinascita, molto ad effetto, ma che ovviamente non risponde al vero, nessuno ha dichiarato guerra a nessuno, per fortuna.
Però.... il Comune di Montiano nella persona del Sindaco (PD) Fabio Molari ha deciso di non restare in silenzio dopo l'aggressione israeliana all Freedom Flotilla e presa carta e penna ha scritto due lettere, una al Ministro degli esteri isreliano Frannini ops volevo dire italiano.... ed ha chiesto di adottare misure decise contro Israele, poi una all'ambasciatore d'Israele riportata così nell'articolo citato:

Il simbolismo della croce in Omero

di Ernesto Roli
Tutti gli studiosi che hanno affrontato, fin dall’Ottocento, il Simbolismo della Croce, che Omero usa per descrivere il viaggio iniziatico di Ulisse, hanno sempre seguito una logica senza senso, ricercando istintivamente un percorso che potesse soddisfare le proprie esigenze.
Questa libertà di ricerca fantastica, tuttavia, poteva avere un senso sino alla scoperta, a dir la verità abbastanza recente, della geografia ittito ananatolica, della archeologia anatolica e della letteratura ittita, luvita, urrita e mesopotamica, che valenti studiosi hanno scoperto e messo in evidenza.

Ancora sul boicottaggio dei prodotti israeliani

Proprio questa mattina mi è capitato sotto gli occhi un articolo del Jerusalem Post del 15 giugno, l'argomento era quello del boicottaggio dei prodotti israeliani nel mondo: ragazzi continuiamo così!!!
Si continuiamo perché gli effetti li stanno facendo sentire, altrimenti non si spiegherebbe perché venticinque deputati israeliani appartenenti a sette gruppi diversi parlamentari, hanno presentato un disegno di legge il cui scopo è farla pagare a chi promuove un boicottaggio.
In pratica un cittadino israeliano (molti sono gli israeliani ebrei che lottano contro l'occupazione) non potrà più “istigare, promuovere o collaborare a boicottaggi contro lo Stato d’Israele o istituzioni israeliane” pena il pagamento di indennizzi!
Agli stranieri verrebbe impedito l'ingresso in Israele anche per 10 anni.....

16 giugno 2010

Boicottare i prodotti di Israele è razzismo, quelli della Turchia no!

Ebbene si, qualcosa si può boicottare e qualcosa no, proprio poco tempo fa commentavo qui la decisione della Coop e Conad di non acquistare più (boicottare suona troppo forte)  i prodotti della Agrexo, azienda che distribuisce anche prodotti agricoli provenienti dai Territori Occupati (e non lo dico io che sono Occupati), di proprietà per il 50% del governo israeliano
La campagna era stata promossa da Donne in nero, Attac, Federazione della Sinistra, Fiom- Cigl, Forum Palestina, Pax Christi Italia, rete Eco, Ebrei contro l’occupazione e Un Ponte Per, ecc........ Questo il sito della campagna.
Ma il nostro caro ministro Frattini (del quale si dice abbia anche il passaporto israeliano, ma non ne ho alcuna conferma) ha subito gridato al RAZZISMO!!!!!!! Diceva tra le altre cose "Scegliere un prodotto sulla base della provenienza e non della qualità rischia di innescare dinamiche di tipo razzista", soprattutto in questo caso, "in cui la questione viene fatta con riferimento ai prodotti israeliani, perché sono ebrei". (vedi qui).

Jong Tae se, il soldatino del Nord Corea

di Piero Mei

ROMA (16 giugno) - George Bush, quando era Presidente e non aveva aperto ancora il suo blog passatempo su Facebook, la mise fra i “paesi canaglia”; poco c’è mancato che anche Lula lo facesse, o almeno Dunga, visto che la sua nazionale brasiliana messa al cospetto di quella della Corea del Nord è stata subito ribattezzata anziché “seleçao” “selexotan” dall’immaginifica stampa brasiliana: cioè un sonnifero.

La mutazione si è verificata fra una prima scena madre e un’ultima. La prima è stata quella delle lacrime di Jong Tae Se, mentre suonava l’inno nordcoreano, impara Marchisio. Questo ragazzo di ventisei anni sembrava un bambino commosso e di più. E’ che Jong Tae Se, detto anche il Rooney d’Asia (spiritoso il ragazzo dice: di Rooney ho due cose: gli scarpini, che sono dello stesso colore e della stessa marca”) è nato in Giappone, a Nagoya, ha madre sudcoreana e padre nordcoreano, una specie di Giulietta e Romeo d’Oriente, e tutti e tre i passaporti.

Perché Russia e Cina hanno votato le sanzioni all’Iràn

di Daniele Scalea
1. Mercoledì 9 giugno il Consiglio di Sicurezza dell’ONU ha imposto nuove sanzioni all’Iràn per il suo programma nucleare. Molti analisti sono rimasti sorpresi dal voto favorevole di Russia e Cina alle sanzioni, sebbene si tratti della quarta tornata di misure prese contro l’Iràn, e tutte avallate da Mosca e Pechino. A stupire è stato soprattutto che tali sanzioni facessero seguito ad un accordo concluso da Tehrān con la Turchia e il Brasile, per evitare l’arricchimento dell’uranio sul suolo iraniano senza privare il paese persiano della tecnologia atomica. In realtà, proprio quest’accordo ha costituito una delle principali motivazioni per cui Russia e Cina hanno accolto le nuove sanzioni.

I Fratelli Musulmani tra localismo e transnazionalità

Il 12 febbraio 1949 il fondatore del movimento dei Fratelli Musulmani, Hassan al-Banna, ricevette sette colpi di pistola da due uomini mentre attendeva un taxi assieme al fratellastro in una via del Cairo. Quando ebbe raggiunto l’ospedale in fin di vita, la monarchia allora regnante in Egitto diede ordine di non fornirgli le cure necessarie, lasciandolo così morire.

Tre anni dopo, nel 1952, il movimento dei Fratelli Musulmani ebbe la sua vendetta, giocando un ruolo chiave nel colpo di stato perpetrato dal “Movimento dei Liberi Ufficiali” dei generali Naguib e Nasser, con il quale la monarchia egiziana fu rovesciata.

Rinazionalizzare la finanza, a partire dal caso greco

PER SOTTOMETTERE LE SCELTE ECONOMICHE ALLE DECISIONI POLITICHE
Gli investitori stranieri - tra i quali in prima fila troviamo le banche francesi e tedesche - detengono il 70 % del debito greco. Una situazione che pone la politica del paese sotto la tutela delle istituzioni finanziarie internazionali, e che potrebbe estendersi alla Spagna, all'Italia e al Portogallo. Tuttavia, c'è un modo per assicurare la sovranità della deliberazione politica: finanziare il debito all'interno.

di FRÉDÉRIC LORDON*

In linea con l'eterna logica dei falsi dibattiti, il tumulto di commenti suscitati dalla crisi greca si guarda bene dal violare la separazione tra questioni da porre (inoffensive) e argomenti da non toccare (più imbarazzanti), inserendo tra questi ultimi la questione del finanziamento dei deficit pubblici. Questa è una problematica che i trattati europei si sforzano di dichiarare chiusa: tale finanziamento infatti va posto in essere esclusivamente sui mercati di capitali, sotto la tutela degli investitori internazionali. Tuttavia, la semplice osservazione dei danni prodotti dall'esposizione della finanza pubblica greca ai mercati delle obbligazioni potrebbe sollecitare la ricerca di soluzioni meno disastrose, come, ad esempio, il ricorso al finanziamento monetario del deficit (1).

Nuovi scontri nella Valle di Fergana

Nell’aprile scorso esprimevamo il nostro giudizio sui tumulti che portarono alla defenestrazione del satrapo Kurmanbek Bakiev, e sottolineavamo come la rivolta combinasse una sporca lotta per bande tra lumpen-oligarchi, attriti geo-politici e pure fattori sociali legati agli squilibri regionali e alle differenze sociali cresciute dopo la cosiddetta “rivoluzione dei tulipani” del 2005.

A tre mesi dalla caduta di Bakiev il sud del paese, precisamente nella parte kirghiza della Valle di Fergana, sono scoppiati nuovi, violentissimi tumulti che hanno fatto 138 morti, 1.800 feriti e causato la fuga verso l’Uzbekistan di decine di migliaia di sfollati, le cui case e villaggi sono stati dati alle fiamme. La situazione è talmente grave che se ne sta occupando l’ONU, che ha chiesto l’apertura di un corridoio umanitario, contestando così la decisione uzbeka di sigillare la frontiera.

Rivoluzione sociale in Kirghizistan?

Un paese strategico dell'Asia Centrale
Rifugiatosi in Bielorussia dopo la rivolta popolare che l'ha deposto, Kourmanbek Bakiev sostiene di essere tuttora il presidente del Kirghizistan. Il governo provvisorio, da parte sua, annuncia una riforma politica e lo svolgimento di elezioni presidenziali e legislative al fine di stabilizzare il paese.

di Vicken Cheterian*
Considerato solo dieci anni fa come un'«oasi di democrazia» nel cuore dell'Asia, il Kirghizistan è sull'orlo dell'implosione e della guerra civile. Il 6 aprile scorso, esasperati dall'aumento del prezzo dell'energia e dalla corruzione endemica ai vertici dello stato, alcuni abitanti della città di Talas, nel nord-ovest del paese, sono scesi in piazza per manifestare la propria rabbia. Nello stesso giorno, hanno occupato i principali centri amministrativi della città e preso in ostaggio il vice-premier e il ministro degli interni. Il giorno dopo, la sommossa aveva già raggiunto la capitale Bishkek, dove cinquemila persone avevano marciato verso il palazzo presidenziale. Al termine di una giornata di scontri con le forze dell'ordine, si contavano 84 morti e migliaia di feriti.

15 giugno 2010

Brevi osservazioni sull'accordo Fiat-Governo su Pomigliano

Poche, pochissime parole, non c'è veramente molto da dire, siamo arrivati alla fine, della questione Pomigliano e della tutela dei lavoratori.... si torna indietro di 100 anni, le battaglie sindacali che hanno (anche) provocato morti, con gli eserciti schierati contro i lavoratori.... non rimane più nulla!
Lo Statuto dei lavoratori? Roba vecchia! La Costituzione? Non ne parliamo nemmeno, da riscrivere!
Come perchè? Perché la Fiat vuole e se la Fiat vuole, ottiene! Cosa vuole? Trattare fabbrica per fabbrica, non più applicando il Contratto Collettivo, stipendi e regole! Vuole non pagare più le malattie "troppo" lunghe! Vuole fare il Padrone come un tempo.

Israele impiantata in Iraq

Fonte: Afrique Asie Giugno 2010
Israele ha capito subito che gli Stati Uniti avrebbero perso la guerra in Iraq, e che i progetti di stabilire relazioni diplomatiche e la promessa della riapertura dell’oleodotto Kirkuk-Haifa fatte da Ahmed Chalabi, erano illusori. Ariel Sharon ha deciso, secondo il giornalista investigativo Seymour Hersh, di rafforzare la presenza israeliana nel Kurdistan iracheno affinché il Mossad stabilisca reti che si estendono per tutto il resto del paese e tra i curdi dei paesi vicini, a prescindere dal risultato del conflitto.



Condoni, condoni ed ancora condoni

Sono sempre condoni di breve entità, piccole cose.... del resto mica andiamo a sanare l'insanabile, no? E poi quello che è fatto ormai è fatto, tanto vale sanare e prendere i soldi!
Il problema è che dopo un condono ci devono essere delle verifiche degli enti preposti e mica è semplice: sono ancora in sospeso 130mila pratiche del condono del 1985 (!) e 25mila di quelle del condono del 1994... e solo nel Comune di Roma! Sommando i condoni (1985, 1994 e 2003) abbiamo la bellezza di 597mila pratiche: 1 romano su 4 ha presentato domanda di condono.

14 giugno 2010

Recep Erdogan: Israele non ha alcun valido motivo, nessuna scusa da offrire per lavare le sue mani insanguinate

Il discorso del presidente turco Recep Tayyip Erdoğan sul massacro della Freedom Flotilla

Oggi non voglio rivolgermi solo al mio amato popolo ma a tutta l’umanità.
Desidero appellarmi alla coscienza, ai cuori e alle menti di tutta l’umanità, vorrei condividere con coraggio le mie sensazioni.
Ieri, nel buio più profondo della notte, si sono verificati due sanguinosi attacchi.
Il primo è stato l’attentato terroristico contro le nostre truppe di stanza alla base navale Iskenderun. In questo malvagio e feroce attentato, sei dei nostri soldati sono morti, e ora sono diventati martiri. Sette sono rimasti feriti.

L’odissea dei cinque cubani che smascherarono il terrorismo Usa

Articolo apparso il 16 maggio, su Il Fatto quotidiano, con il titolo “I cubani che scoprirono il terrorismo Usa”


Caro Direttore,
questa volta ti chiedo spazio per raccontare una storia emblematica che spiega quanto sia crudele l'embargo Usa nella vita di Cuba.

Alla metà degli anni ’90 le attività terroristiche dei gruppi che dalla Florida e dal New Jersey organizzavano attentati e provocazioni lungo le coste di Cuba, con la complicità della famigerata Fondazione cubano-americana di Miami, erano diventate così numerose e pericolose che il governo de l’Avana fu costretto a prendere due decisioni fondamentali.

Esiste una giustizia per le vittime di Bhopal?

Sono passati quasi 26 anni da quella che è stata definita la "Hiroshima dell’industria chimica", ma a Bhopal non sembrano esserci speranze di giustizia per le decine di migliaia di vittime di quello che è stato uno dei peggiori disastri della storia indiana. È di due giorni fa la prima sentenza che individua e punisce i responsabili dell'accaduto. Ma una manciata di soldi, e qualche anno in carcere non sono nulla rispetto al prezzo che i cittadini di Bhopal stanno ancora pagando.

SENZA VISIONE STRATEGICA

Alla fine, di fronte al diktat della Fiat in merito al mantenimento o meno dello stabilimento di Pomigliano, i sindacati si sono divisi. Alcuni, i soliti, hanno accettato le condizioni poste dall’impresa; altri, anche qui i soliti, hanno rifiutato e proposto la solita lotta con i soliti rituali. Adesso gli oltre 5000 lavoratori di quello stabilimento verranno chiamati ad esprimersi secondo l’altro solito rito della “libera e democratica” scelta se accettare o meno. Quanto “è bello e buono e giusto” rifarsi alla base, lasciare esprimere “liberamente” i diretti interessati, che “lucidamente e freddamente” valuteranno se conviene loro accettare o meno l’accordo – non proposto ma imposto – dall’impresa.