15 luglio 2010

SI MOLTIPLICANO I SEGNALI

di Giellegi il 13 lug ‘10
1. Si moltiplicano i segnali della confusione in atto e della molteplicità delle soluzioni cercate, e su cui vi è incertezza, in merito alla situazione di stallo di cui ho appena discusso nel precedente post. Tale situazione, come già detto, è quasi ventennale, ma è certo che oggi si è fatta viepiù insostenibile e poco giustificata agli occhi di una popolazione sempre più “disamorata” rispetto al ceto politico e che, d’altronde, non è minimamente in grado di capire i giochi complessi – sia interni che, ancor più, internazionali – in pieno sviluppo nella fase iniziale del multipolarismo e della importanza (non decisiva, per carità, ma nemmeno tanto irrilevante) rivestita dal nostro paese nel caos in atto.

La diaspora palestinese e i diritti negati

La questione dei rifugiati palestinesi costituisce il più grande problema di profughi non risolto nel XX secolo: ne vengono stimati circa 5 milioni, che rappresentano quasi 1/5 della comunità di popolazioni profughe riconosciuta nel mondo. L’UNRWA , l’organizzazione delle Nazioni Unite per il soccorso e l’occupazione, definisce “rifugiato palestinese” una persona il cui normale luogo di residenza è stato in Palestina fra il giugno 1946 e il maggio 1948, che ha perso sia l’abitazione sia i mezzi di sussistenza in conseguenza del conflitto arabo-israeliano del 1948”1. La definizione di rifugiato include anche i discendenti delle persone che sono diventate rifugiate nel 1948.


Nel 1950 se ne contavano circa 914 mila, nel 2002 più di 4 milioni (dati UNRWA) e il loro numero continua ancora a crescere dato lo sviluppo naturale della popolazione. Oggi queste persone vivono senza documenti d’identità, non possono studiare, sposarsi, lavorare e rischiano di essere arrestati ogni volta che vengono fermati a qualche posto di blocco. Non possono, dunque, godere degli stessi diritti civili delle popolazioni dei paesi ospitanti.

13 luglio 2010

I funerali di Fadlallah, padre di Hezbollah e della rinascita sciita

Migliaia di libanesi hanno partecipato ieri nel quartiere sciita di Haret Hreik, alla periferia meridionale di Beirut, ai solenni funerali dell'ayatollah Muhammad Hussein Fadlallah, deceduto domenica all'età di 75 anni. Il religioso sciita è stato sepolto nella moschea Imam al-Hasanyan di Beirut, dove fino a qualche anno fa era solito tenere il sermone del venerdì. Ai funerali ha partecipato anche una delegazione iraniana di alto livello, guidata dall'ayatollah Ahmad Jannati, capo dell'organo politico del Consiglio dei guardiani. Il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad, in una lettera inviata al capo di stato libanese Michel Suleiman, ha assicurato che proseguirà «il cammino di resistenza contro Israele» tracciato da Fadlallah.

12 luglio 2010

L'ambasciatore degli Emirati vuole che gli Usa fermino la bomba iraniana con la forza

Bombardate l'Iran nucleare, per favore. A chiederlo, quasi a implolarlo, non è un neoconservatore americano, non è un esponente della destra israeliana. Non è nemmeno un militare o un colono. Non è un crociato né un ebreo sionista. La richiesta di fermare i programmi atomici degli ayatollah islamici di Teheran è di un arabo, di un musulmano, di un rappresentante ufficiale di uno dei paesi del Golfo.


Ad Aspen, in Colorado, durante l'annuale festival delle idee organizzato dall'Atlantic Monthly, l'ambasciatore a Washington degli Emirati Arabi Uniti, Yousef al-Otaiba, ha detto che i benefici di un bombardamento contro le strutture nucleari iraniane sarebbero maggiori rispetto ai costi di breve periodo che un attacco di questo tipo certamente causerebbe. Intervistato da Jeffrey Goldberg dell'Atlantic, l'ambasciatore degli Emirati ha detto apertamente quello che i governi arabi del Golfo dicono da tempo riservatamente agli americani e agli occidentali: un Iran dotato di bomba atomica fa paura, è una minaccia seria, i programmi nucleari vanno fermati, anche con l'uso della forza. La domanda di Goldberg è stata diretta: «Vuole che gli Stati Uniti fermino il programma nucleare iraniano con la forza?». Inequivoca la risposta, malgrado il tentativo del giorno successivo di attenuare la portata della dichiarazione: «Assolutamente, assolutamente sì. Credo che noi rischiamo molto più di voi».

"Addio Spagna!". Un milione di catalani invade Barcellona. Manifestazione indipendentista anche a Donostia

Mentre a Madrid si attende con ansia la finale dei Mondiali di calcio in Sud Africa, ieri pomeriggio una marea umana senza precedenti ha invaso le strade di Barcellona: più di un milione di persone – un milione e mezzo, secondo gli organizzatori – hanno sfilato per ore nel centro della principale città catalana per rivendicare l’indipendenza dalla Spagna, in risposta alla bocciatura da parte del Tribunale Costituzionale di Madrid degli articoli del nuovo Statuto di Autonomia che secondo il massimo organo legislativo spagnolo contraddicevano l’unità e l’indivisibilità della Spagna. La manifestazione – la più massiccia dimostrazione a favore dell’autodeterminazione nella storia della Catalunya dopo quella per lo Statuto del 1977 - è stata convocata pochi giorni fa da un coordinamento formato da tutti i partiti catalani, esclusi i nazionalisti spagnoli di destra del Partido Popular: da quelli della sinistra indipendentista a quelli nazionalisti liberali, passando per il locale partito socialista. Il messaggio è stato chiaro: lo slogan unificante è stato ‘Siamo una nazione. Noi decidiamo’.

La cura

Diario

Ricordate quando vi dicevamo che dentro ai Centri la Croce Rossa  è talmente indaffarata a tenere chiusi a chiave i prigionieri, a lucrare sui subappalti, a gestire la vita e i ritmi delle gabbie da non aver più tempo per il servizio di infermeria?
Ebbene, guardate un po’ cosa ci è piovuto dal cielo ieri pomeriggio, durante un fittissimo scambio di palline da tennis farcite di messaggi tra i reclusi e un gruppone di partecipanti alla giornata contro al Cie del 10 luglio:


Quello che Bersani fa finta di non sapere di Hugo Chávez

Pierluigi Bersani dovrebbe spiegare cosa ha voluto dire sostenendo il 6 luglio che: «Non vorrei che dopo Berlusconi arrivasse Chávez; o il Parlamento riprende il suo ruolo o non c’è libertà per nessuno» e aggravando tale dichiarazione il 7 luglio affermando: «Quando ieri ho detto che dopo Berlusconi si rischia Chávez mettevo in guardia da questo meccanismo pericolosissimo perché o ribadiamo la democrazia parlamentare o prendiamo un'altra strada, un meccanismo populista incombente». Vari commentatori, tra i quali Marco Travaglio, hanno avuto gioco facile nell’affermare che Berlusconi sarebbe da 16 anni ben peggiore del presidente bolivariano. Resta veramente triste che il segretario del Partito democratico (come se fosse un Capezzone qualsiasi) prenda Chávez come parametro battutaro dei suoi pregiudizi rispetto ad un’esperienza di governo, pur complicata, che invece farebbe bene a studiare.

Duello sotto il Sole (24 ore) al fosforo bianco, ricordando Falluja.

1 - LETTERA DI NICOLA BORZI INVIATI AI COLLEGHI DEL SOLE 24 ORE

Rocca,
(cari colleghi che ci leggerete in copia),
Ti scrivo da collega a collega e non come rappresentante del Comitato di Redazione.
Ti scrivo per dirti che credevo di averle viste tutte, in quasi vent'anni di professione, ma mi sbagliavo.

Disturbo il tuo lavoro di "inviato multimediale" del nostro giornale con una email che ti giungerà totalmente inaspettata, visto che in questo primo mese di lavoro al "Sole 24 Ore" non abbiamo avuto modo di conoscerci personalmente. Devo dirtelo, per onestà: non ci tengo a conoscerti personalmente[***]. Ti leggo da molti anni ormai, prima sul "Foglio", poi sul tuo blog "Camillo", oggi sul mio stesso giornale e quel che leggo mi basta - e avanza, purtroppo -.

Il Topolino nazi che agita la Polonia

E' l'opera dell'artista italiano Max Papeschi, che pubblicizza una prossima mostra
Un'immagine su un maxi poster crea subbuglio a Poznan. Gli abitanti: «Togliete quella svastica»

POZNAN (Polonia) - Un corpo di donna con la faccia di Mickey Mouse. E alle sue spalle una grande croce uncinata. L'opera d'arte con richiamo nazista indigna la Polonia. Soprattutto perché non è rimasta confinata in una sala espositiva, ma è stata riprodotta su un grande cartellone pubblicitario affisso sulla facciata di un famoso palazzo nel centro storico di Poznan, nella zona centro-occidentale del Paese. L'ingombrante manifesto sta causando grande sconcerto e sincero imbarazzo.

L'altra faccia dei Mondiali

Zofeen Ebrahim

KARACHI, Pakistan, 7 luglio 2010 (IPS) - Mentre l'ex-allenatore della nazionale inglese Fabio Capello protestava per la traiettoria imprevedibile del Jabulani, definito “il peggior pallone” nella storia dei Mondiali, i sindacati dei lavoratori avanzavano lamentele più gravi.

I lavoratori addetti alla produzione dei palloni vedono pochi miglioramenti nella loro vita, dicono i rappresentanti sindacali, sostenendo che solo una minima parte dei profitti finisce nelle tasche di chi lavora nelle fabbriche, nei centri di cucitura e in casa.


Fino alla fine degli anni '90, il Pakistan dominava l'85 per cento del mercato mondiale della produzione di palloni da calcio, e impiegava 85mila lavoratori per produrre annualmente 60 milioni di palloni fatturando 210 milioni di dollari, come riportato dal quotidiano in lingua inglese Express Tribune.

Il ruolo del Brasile nell’attuazione dell’accordo con l’Iran


Lunedì 17 Maggio, un evento, quasi senza precedenti, ha scosso le cancellerie e i governi di tutto il mondo: una delle maggiori potenze emergenti è riuscita a modificare il corso di uno dei conflitti più pericolosi dell’attuale scenario internazionale. Il Brasile, con a capo il suo presidente, Luís Inacio Lula Da Silva, ha concluso l’accordo che prevede lo scambio di uranio arricchito con del combustibile nucleare fra Iran e Turchia.

Il ministro francese degli Affari Esteri, Bernard Kouchner, ha reso omaggio a Brasile e Turchia per l’accordo raggiunto, tuttavia, il governo statunitense ha mostrato la sua contrarietà presentando, insieme al Gruppo dei 5+1 (gruppo di cui fanno parte Inghilterra, Cina, Russia, Francia e Stati Uniti, abilitati al diritto di veto, più la Germania; NdR) un progetto di risoluzione all’ONU, in cui sono previste nuove sanzioni contro Teheran.

L’ Onda digital* ha intervistato, per l’occasione, il politologo brasiliano Luís Moniz Bandeira, specializzato in politica statunitense e in politica estera brasiliana, soffermandosi sui distinti elementi in gioco, che sono alla base dell’accordo con l’Iran.

Miami ordina: terrore a Caracas

di Fabrizio Casari
Francisco Chavez Abarca è un terrorista salvadoregno. Il suo nome si trova nella “lista rossa” dell’Interpol, quella che definisce i ricercati di “massima pericolosità” per i quali si ordina l’arresto immediato. Ma da ora Chavez Abarca diverrà pericoloso solo per i suoi complici. E’ stato infatti arrestato dai servizi di sicurezza venezuelani mentre, con un passaporto falso a nome di tale Carlos Gonzales, cercava di entrare illegalmente in Venezuela dove, su ordine di Luis Posada Carriles, noto terrorista cubano americano legatissimo alla FNCA di Miami, avrebbe dovuto realizzare attentati terroristici.
Il contatto tra lui e Posada Carriles è stato Daniel Barrudia, terrorista guatemalteco anch’esso agli ordini della Fundaciòn Nacional Cubano Americana, la lobby terroristica e mafiosa attraverso la quale gli stati Uniti costruiscono le azioni di destabilizzazione contro Cuba che non realizzano in proprio. Alla domanda su chi lo aveva inviato e a chi doveva rispondere del suo operato, Chavez Abarca ha risposto senza esitare: Luis Posada Carriles. Che, a quanto pare, non perde l’abitudine di organizzare bombe e lutti in giro per il continente americano.

11 luglio 2010

THE ECONOMIST: VU CUMPRA' UN PINOCHET ?

Quei lettori che ci accusano di esagerare la minaccia di fascismo mondiale, o la polemica contro la "nuova giunta dei colonnelli" dell'UE, farebbero bene a sfogliare l'ultimo numero del The Economist, l'organo della City di Londra posseduto dai Rothschild. In un rapporto speciale sul debito, intitolato"In un buco" , The Economist descrive due soluzioni fasciste alternative al collasso finanziario mondiale. 

Citando Dani Rodrik, un economista di Harvard, il rapporto scrive che egli "ha parlato di un 'trilemma' in cui i paesi che perseguono i tre obiettivi di integrazione economica, sovranità nazionale e politica democratica, possono raggiungerne due ma non tutti e tre. Lasciati a se stessi, gli elettori resisteranno ai sacrifici necessari per rimanere competitivi in un sistema di profonda integrazione economica, e gli stati nazionali erigono costantemente barriere al commercio internazionale. Un modo di eliminare quelle barriere sarebbe instaurare una sorta di governo federale globale. Un altro sarebbe insediare uno 'Stalin del libero mercato' – una figura sul modello del cileno Augusto Pinochet – che costringerebbe i cittadini del suo paese ad accettare le costrizioni del mercato globale, compreso il ripagamento dei debiti".

Benché sostenga di non ritenere "attraente" alcuna delle opzioni, l'Economist nota che per ridurre i debiti ci vuole "qualche dura decisione politica".
www.movisol.org
Link: http://www.movisol.org/10news134.htm
9.07.2010


Fonte: http://www.comedonchisciotte.org

Cuba, esistono i prigionieri politici?

Dissidenti, mercenari o semplici delinquenti. E' arrivato il momento di fare chiarezza su Cuba.

Liberi. Indipendentemente che siano spie americane, mercenari o delinquenti comuni. Molti di quelli che vengono considerati prigionieri politici (lo sono? Non lo sono? Difficile ancora oggi da dire) a Cuba verranno liberati.
I primi cinque lasceranno le patrie galere nelle prossime ore. Per tutti gli altri ci vorranno ancora alcune settimane. Al massimo qualche mese. Sarà la Spagna, da sempre molto vicina sia culturalmente che economicamente all'Havana a ospitare i primi cinque detenuti rilasciati da Castro.

Sostanze tossiche e cancerogene. Il suolo della Striscia di Gaza non è adatto all'agricoltura


Gaza - Infopal. A centinaia, gli agricoltori si lamentano dello stato dei terreni agricoli a disposizione nella Striscia di Gaza.

A due anni dall'aggressione di Israele contro Gaza, si misurano ancora alti livelli di avvelenamento di terreni e risorse idriche del sottosuolo, con sostanze tossiche e agenti chimici.

Ancora traumatizzata da quell'aggressione, tutta la popolazione vive gli effetti delle distruzioni causate dall'attacco israeliano.

Scenario Argentino

di FMB
Storicamente l’oro non è mai stato impiegato come “moneta corrente”, se non in rari casi e per brevi periodi.
Durante i lunghi secoli della romanità le monete coniate a Roma costituirono la linfa vitale degli scambi commerciali dell’impero.
Battute in vari metalli: oro e argento, bronzo o rame e loro unioni, diversamente dalle attuali, le monete romane avevano un valore intrinseco, ossia non valevano più del metallo prezioso con cui erano impresse. “Divisa forte” per antonomasia! Le emissioni auree però erano di limitata circolazione.
L”Aureus” e successivamente il “Solidus”, introdotto con la riforma di Diocleziano che col tempo sostituì l’aureo, furono il “top” del conio. Il solido veniva soprattutto impiegato nei commerci e per gli esborsi legati all’attività militare. In particolare per pagare i membri dell’esercito da cui, notoriamente, ha radice la parola “soldato”.

Obama: solo Israele può stabilire le proprie esigenze di sicurezza


L’AMMINISTRAZIONE OBAMA: ISRAELE HA DIRITTOALLA RISORSA NUCLEARE A SCOPO DI DETERRENZA
Di Barak Ravid, 08.07.2010[1]

NEW YORK – L’Amministrazione Obama ha rivelato all’opinione pubblica, durante la visita del Primo Ministro Netanyahu a Washington, una serie di accordi tra i due paesi sulla politica israeliana dell’”ambiguità nucleare” – che finora stata tenuta nascosta.

Al centro di questi accordi sta il veto israeliano allo svolgimento di una conferenza internazionale per un Medio Oriente libero dal nucleare, come pure una disponibilità senza precedenti, da parte americana, di cooperare con Israele nell’ambito dell’energia nucleare a scopo civile.

Queste rivelazioni giungono sulla scia della conferenza di revisione del Trattato di Non Proliferazione Nucleare, tenuta in Maggio, che ha chiesto a Israele di permettere un’ispezione internazionale delle sue installazioni nucleari e lo svolgimento di una conferenza internazionale per un Medio Oriente libero dal nucleare. Il documento finale della conferenza è stato approvato nonostante le forti proteste di Israele con gli americani.

FPLP: “L’allentamento” dell’assedio su Gaza è una nuova manovra dell’occupante

Il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina ha respinto il 6 luglio scorso l’ultima manovra delle autorità d’occupazione, il "nuovo elenco" di materiali cui è proibito l’ingresso nella Striscia di Gaza. Il Fronte in un comunicato ha fatto notare che ad oltre 3.000 articoli necessari al soddisfacimento dei bisogni vitali primari, e relativi a prodotti farmaceutici, agricoli e industriali, viene negato l'ingresso dall’assedio imposto dagli occupanti, con l’aiuto e la complicità della cosiddetta "comunità internazionale". Il Fronte ha osservato che questa è soltanto una nuova manovra per proseguire nella punizione collettiva di un milione e mezzo di palestinesi e fornire una copertura all'assedio in corso.

IL PLAN COLOMBIA ARRIVA IN PARAGUAY

Le speranze suscitate da Fernando Lugo1, l’ex vescovo vicino alla Teologia della Liberazione che, nell’aprile del 2008, vinse le elezioni presidenziali in Paraguay sconfiggendo il Partito Colorado al governo del paese da 61 anni (compresi i 34 di dittatura di Stroessner) sono messe a dura prova.

Il 24 aprile scorso è stata promulgata la Legge n. 3994/10, con la quale il Presidente della Repubblica ha dichiarato lo stato di ‘Excepción’ nei Dipartimenti di San Pedro, Concepción, Amambay e Alto Paraguay. Questa misura, prevista dalla Costituzione in caso di ‘conflitto armato internazionale’ o ‘grave commozione interna’ che possano mettere in pericolo le istituzioni statali, abilita il governo a disporre delle Forze Armate senza ricorrere alle correnti garanzie costituzionali. Ufficialmente è stata motivata dall’uccisione di 3 guardie private e un poliziotto in un conflitto a fuoco2 e da una serie di occupazioni di terre. Ritenuto responsabile di fomentare la rivolta contro i proprietari terrieri è l’Ejercito del Pueblo Paraguayo (EPP), accusato anche di essere stato infiltrato dalle FARC colombiane e di avere attuato numerosi sequestri. Lo stesso Lugo, già vescovo nel Dipartimento di San Pedro, è stato più volte accusato di connivenza con i movimenti contadini coinvolti in azioni di guerriglia.

UNO STALLO QUASI VENTENNALE

(di Giellegi 10 lug ’10)
1. Naturalmente posso sbagliarmi, eppure sono convinto che i vari “corpi speciali” (dai servizi segreti agli “uomini in armi”) siano controllati ben di più dall’opposizione che dalla maggioranza e dal Governo. A questo punto, se fossi uno dei vari depistatori ideologici di “destra”, sosterrei che questi corpi sono per la maggior parte composti da “rossi”. In verità, i comunisti non esistono più da tempo, se non appunto nell’immaginario creato ad arte da “destra”, secondo la quale dilagherebbero dappertutto: nella magistratura, nelle banche, nella Confindustria. Sarebbero allora ben più abili della “vecchia talpa”, su cui faceva affidamento Marx, che invece non ha “ben scavato” proprio un bel nulla. La realtà è molto diversa, sebbene la “destra” non possa dirla, le è proibito; perché, se lo dicesse, dalle statuine del Duomo milanese in faccia si passerebbe a sistemi più efficaci (Mattei docet).
La lunga permanenza nella Nato – nel mondo bipolare (deciso a Yalta) l’Italia faceva parte dell’occidente, del mondo detto “libero”, mentre si sosteneva che l’altro era recintato da una “cortina di ferro” – ha fatto si che il nostro paese sia stato impregnato non soltanto da una ben determinata cultura, ma abbia costruito tutti i suoi apparati “materiali” (e in primo luogo quelli dello Stato) sulla base di questa precisa appartenenza implicante accettazione della subordinazione – con metodi “democratici” – ad un paese predominante centrale che, nel campo capitalistico, assumeva una posizione “imperiale”. Caduto il “socialismo reale”, le cose non potevano certo cambiare in meglio.