5 luglio 2010

Il fronte basco, il fronte spagnolo

Aralar annuncia che aprirà un tavolo di discussione con Batasuna ed Ea. Madrid risponde inasprendo ancora di più le norme che impediscono il ritorno alla politica legale di Batasuna


Aralar, formazione indipendentista nata da una scissione con Batasuna, ha accettato la proposta di avere colloqui ufficiali proprio con la sinistra basca e con Eusko Alkartasuna, il partito che pochi giorni fa ha reso pubblico un accordo politico proprio con Batasuna. L'isolamento della sinistra basca si è spezzato, i temi e i contenuti sul tavolo lanciati dalla dichiarazione di Alsasua per un nuovo processo di pace iniziano a dare frutti.

Il coordinatore di Aralar, Patxi Zabaleta, ha annunciato che il suo movimento darà il via ad incotri che abbordino " tutte le questioni che ci preoccupano e tutto quello che preoccupa Batasuna ed Ea". In una intervista a Radio Euskadi, Zabaleta ha affermato che il punto di svolta sta proprio nella proposta di Batasuna, in cui si parla espressamente dell'accettazione dei principi del senatore Mitchell (smilitarizzazione, verifica degli arsenali dopo un cessate il fuoco, accettazione di tutti gli accordi raggiunti) e dello strumento unicamente politico per la soluzione del conflitto.

La notizia arriva in un momento molto importante: i sindacati baschi Lab ed Ela stanno agendo in un fronte comune che sta riunendo consensi e forza rispetto non solo alle dinamiche di confronto sociale e del lavoro, ma anche e soprattutto sociale, interno e politico. E il via libera di Aralar alle conversazioni disegna una possibilità - i colloqui saranno comunque lunghi e meditati - che si proietta sul 2011, anno elettorale per il Paese basco. La ley de Partidos impedisce a Batasuna di partecipare, perché messa fuori legge. Ma la dichiarazione di Alsasua ha cambiato tutto e Zabaleta lo ha rimarcato proprio nel momento in cui annunciava le trattative: "Sarebbe una aberrazione - ha detto - che un partito che si compromette per una soluzione esclusivamente per vie politiche e democratiche possa essere ancora escluso dalle consultazioni". Nel suo discorso ha tirato una significativa stoccata alle destre: " Apriamo le porte della politica per esserci tutti, incluso quelli che non hanno condannato il franchismo, come il Partido popular e l'Union del Pueblo navarro". Chiedendo anche una riforma del codice penale, perché si perseguano solo i reati e non le idee: "Bisonga depenalizzare le idee e ampliare il terreno della poltiica a tutti quelli che politica vogliono fare e con metodi politici".

Madrid guarda e lavora nelle sedi politico-giuridiche. Una commissione al lavoro da mesi per correggere la legge elettorale per evitare che Batasuna o militanti della sinistra indipendentista possano partecipare alle elezioni, ha presentato gli emendamenti al Congresso, che li ha approvati con i voti di socialisti e popolari, sinsime a Coalicion canaria. Contrari i baschi del Partido nacionalista, i catalani di Esquerra republicana, Izquierda unida e astensione per Covergencia i Uniò di Catalogna. Madrid prosegue nella sua legge bavaglio: sarà possibile annullare liste di partiti che danno spazi a candidati della sinistra basca. Ma soprattutto passa un prinicpio ancora più pericoloso, con la possibilità di ritirare le credenziali a politici eletti per motivi di 'incompatibilità sopravvenuta', lasciando così le mani sempre più libere alla politica repressiva. Giudici e avvocatura dello Stato potranno, inoltre, arrivare fino a una settimana prima dei comizi per dichiarare 'contaminata' (la parola è proprio questa in una logica espressamente da apartheid) questa o quella lista elettorale.

Ma la costruzione di un polo - quello fra Batasuna ed Ea è una realtà e vedremo come proseguiranno le conversazioni con Aralar - che riabiliterebbe alla politica chi è stato estromesso per legge a causa delle propri idee è uno spauracchio forte. Sempre che la via della repressione rimanga quella scelta dal governo. E' il fronte basco, cui, in questi giorni, si sta aggiungendo quello catalano, vestito in altri abiti, ma altrettanto importante e che vede come oggetto del contendere lo statuto e gli articoli rigettati dal Tribunal Constitucional. Lì sono stati annullati gli articoli che si riferivano alla lingua catalana, che viene dichiarata non referente, al potere giudiziario "autonomo" e all'ampliazione delle competenze fiscali. Il Tribunale ha reinterpretato anche le questioni identitarie come l'inno e la bandiera in un testo nel quale si sottolinea la "indissolubile unità della nazione spagnola".

Se la politica basca indipendentista sta percorrendo in maniera sistematica la strada indicata, resta da atendere la scelta dell'organizzazione armata Eta. Per Batasuna il disegno è chiaro ed è quello dei tavoli Stato-Eta, osservando i principi Mitchell che favorirono i colloqui di Stormont, e il tavolo politico per la pace. Ma la via del dialogo, che si sta costruendo con pazienza e aspettativa nei territori baschi si scontra per ora con l'ottusità degli interventi piolitici e giudiziari di una Spagna che continua sulla strada della limitazione delle libertà di espressione, di riunione e di credo politico.

30/06/2010
Angelo Miotto


Fonte: http://it.peacereporter.net/

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