16 luglio 2010

"Ma quali scontri?" La verità degli aquilani sul 7 luglio: "Basta censura e propaganda"

Un'ora, due maxischermi e una platea di giornalisti per “ristabilire” la verità e smentire un teorema, quello secondo cui, le manganellate da parte delle forze dell'ordine sarebbero partite in seguito a provocazioni provenienti da alcuni “estremisti” dei centri sociali ( sempre loro guarda caso). I comitati aquilani, i promotori reali di una vasta mobilitazione che il 7 luglio ha visto semplicemente una delle sue tante tappe a Roma, non accettano che la realtà venga stravolta fino a questo punto, non accettano il fatto di veder sminuita la loro battaglia. Già è stato fatto e anche ampiamente da parte dei mezzi di informazione ( anche se non da tutti), denunciano, che invece di spiegare i motivi della protesta hanno preferito dare spazio e voce alle polemiche, ai cosiddetti scontri: “Pretendiamo che non si parli più di scontri o incidenti tra polizia e manifestanti” dichiara Sara, rappresentante dei comitati aquilani, una delle tre donne cui ieri è toccato il compito di far saltare l'intero impianto accusatorio, che al momento è andato a colpire solo due persone, uno dei due romano. A quelle persone, sottolineano, “che ci sono state accanto sin dalla prima ora, va il nostro grazie e la nostra più completa riconoscenza”. E gli infiltrati, i facinorosi, gli estremisti che piacciono tanto a una certa stampa? “ Se ci fosse il tempo potrei dare uno per uno i nomi di tutte le persone che stavano in prima fila alla manifestazione...” afferma Maria Lucia. 5.000 persone, all'incirca, 45 pullman, tutti arrivati dall'Abruzzo, per manifestare pacificamente e ad accoglierli a Piazza Venezia un plotone di forze dell'ordine schierato in assetto anti-sommossa, immagini che sembrano richiamare altre non troppo lontane nel tempo a quella Genova presidiata per il G8, seppur con dei distinguo, che le tre oratrici cercano di far emergere uno dopo l'altro nel corso della narrazione: la presenza costante e massiccia delle istituzioni, a partire dall'adesione iniziale alla piattaforma della manifestazione, e in seguito durante tutto il corteo, loro il primo contatto e la trattativa con le forze dell'ordine, la presenza di donne e anziani, molti dei quali malmenati senza ragione da subito, un clima iniziale sereno, negozi aperti, volti sorridenti, la solidarietà degli invalidi, contemporaneamente a Montecitorio.

La tensione, sostengono, stava tutta dall'altra parte. “ Stiamo cercando di raccogliere le testimonianze e le foto anche di queste altre violenze, di cui nulla si è saputo”. Come il caso di Sara, una giovane blogger, che dopo aver ripreso le immagini iniziali del corteo è stata costretta a smettere per la manganellata ricevuta allo stomaco.

A venire bloccati e respinti quel giorno, anche molti giornalisti nonostante il tesserino sventolato in faccia alle forze dell'ordine. Mentre uno degli autori dei video pubblicati sul sito 3.32 rischia di vedere la propria videocamera in frantumi proprio mentre riprende i momenti più concitati. Le immagini vanno avanti, si vedono le mani alzate di fronte ai plotoni schierati e il volto di una ragazza che fronteggia un poliziotto, in alto le braccia, e un unico atto, se volete provocatorio: “L'Aquila, L'Aquila” strillato con forza…

Le voci risultano confuse, ma quello che si sente in maniera chiara è la doman

da, rivolta quel giorno alle forze dell’ordine e attraverso di loro all’esecutivo, che rimane anche adesso senza risposta: “ Ma che fate, che cazzo fate?”

“Non esiste alcun fotogramma, tra quelli che possediamo noi o tra quelli posseduti dalla Digos in cui si vedano azioni violente da parte dei manifestanti”. Non hanno dubbi i comitati aquilani che hanno voluto con forza questa conferenza stampa per ristabilire la verità ( “Non volevamo neanche andare a Palazzo Grazioli, la nostra meta era il Senato, ma il percorso è stato deviato...”) e soprattutto rilanciare i punti attorno ai quali ruotava la protesta, annebbiati dagli eventi della giornata.

“Non più propaganda e censura, ma corretta informazione” si legge sul volantino del 7 luglio e informazione, in questo caso, significa sfatare una volta per tutte quel mito inesistente del miracolo aquilano affinchè il resto del paese capisca che “non è vero che va tutto bene”.

A dimostrarlo, del resto, non sono solo le proteste, tante negli ultimi mesi, alcune completamente ignorate, ma sono soprattutto i numeri, le cifre che raccontano una tragedia mai finita, tanto per citarne alcuni: 5.600 posti di lavoro persi nel 2009, 7.000 cassintegrati, di cui 3.500 causa sisma, quasi 2.000 imprese commerciali e artigianali bloccate, 3378 persone in strutture ricettive, 54.187 assistiti in tutto il cratere, la zona rossa ancora interdetta al traffico veicolare e pedonale, e le macerie sempre lì...

Da qui le proposte, avanzate da tempo, ancora inevase e così enucleate nello stesso volantino: congelamento di mutui e prestiti, sospensione di tasse e tributi per cinque anni e successiva restituzione a rate nei dieci successivi senza interessi, garanzie per i lavoratori, misure ad hoc per far ripartire l'economia, un piano di ricostruzione per la città e i paesi limitrofi, procedure snelle, ricorso ad una tassa di scopo o contributo di solidarietà.

Questo quanto chiedevano il 7 luglio e chiedono ancora oggi, mentre il Governo si appresta a varare, a colpi di fiducia, la finanziaria. Attendono delle risposte: le attendono da Chiodi, commissario addetto alla ricostruzione, le attendono dal Governo, le attendono adesso dal Ministro Maroni, cui hanno indirizzato una lettera aperta, le attendono ancora di più dai media ( il servizio pubblico in prima battuta) cui viene chiesta correttezza e onestà. “ Venite a vedere come stiamo, venite a vedere dove ci riuniamo...” L’invito è aperto.


*Nel corso della conferenza stampa sono stati mostrati dei video girati da giornalisti, bliogger e videomaker, e distribuiti alla stampa dentro un dvd, proponiamo di seguito alcuni link dove è possibile visionarli:

http://www.youtube.com/watch?v=N696txql25M

http://diceche.com/

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